memoria: oppure Imago/ 1.

memoria vs identificazione.

 

“…il piccolo d’uomo, ad un’età in cui per un breve periodo, ma per un periodo comunque, è superato nell’intelligenza strumentale dallo scimpanzè, già riconosce però nello specchio la propria immagine come tale… Basta comprendere lo stadio dello specchio come una identificazione nel pieno senso che l’analisi dà a questo termine: cioè come la trasformazione prodotta nel soggetto quando assume un’immagine, - la cui predestinazione a questo effetto di fase è già indicata dall’uso, nella teoria, dell’antico termine di imago.”[1]

 

 

Ben prima dei sei mesi di età un bambino[2] è in grado di cogliere ‘lo specchio’ – o persino lo smartphone nella modalità selfie – in quanto indispensabile a fabbricare l’effetto della propria ‘immagine’, la quale appunto gli rimanda una modalità di presenza non unificante.

Ed interessante è notare come un bambino coglie la voce dell’altro - che pure gli si  specchia vicino - provenire dal ‘corpo’ dell’altro e non ‘dallo specchio’ : così che è la memoria del corpo a giudicare l’immagine allo specchio, ma non a identificarvisi.

Come si rende possibile allora quel bivio - non primario dunque - fra la memoria - che è soltanto del corpo - e la immaginazione - alienante dal corpo, e quindi dall’altro - a fabbricare ‘desiderio’?

E’ la questione della rimozione, opzione insufficiente del pensiero e con dolore, ma correggibile: oppure immodificabile ontologia.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 1 giugno 2026

 

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[1] Cit. da “Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io”, p.87-88 in ‘Jacques Lacan. Scritti – Vol.I’ a cura di Giacomo B. Contri/ ‘Biblioteca Einaudi’ Giulio Einaudi editore Spa (2002).

[2] ‘Inherit from a child. Why not ?’, Marina Bilotta Membretti/ NeP edizioni Srls (2024) – Chapter 3/ ‘A four-stroke start ? p.82