memoria: oppure Imago/ 3.
Imago non può sanzionare.

“Secondo noi questa attività conserva il senso che le diamo fino all’età di diciotto mesi, - senso non meno rivelatore di un dinamismo libidico… che di una struttura ontologica del mondo umano che s’inserisce nelle nostre riflessioni sulla conoscenza paranoica. …Ci sembra perciò manifestare in una situazione esemplare la matrice simbolica in cui l’io si precipita in una forma primordiale… Questa forma situa l’istanza dell’ io, prima ancora della sua determinazione sociale, in una linea di finzione, per sempre irriducibile per il solo individuo… Noi stessi abbiamo mostrato nella dialettica sociale che struttura come paranoica la conoscenza umana, la ragione che la rende più autonoma di quella dell’animale dal campo di forza del desiderio…”[1]
La capacità imputativa e sanzionatoria che inizia con la nascita e con l’offerta della realtà intorno, resta un potere, opzione laboriosa[2] del Soggetto, anche neonato : non un automatismo né una ontologia del genere. Persino una finzione dev’essere assentita dal Soggetto - ma molto meno facilmente dal neonato - e tale assenso resta in memoria, ripercorribile, e con potere di elaborazione e coinvolgimento dell’altro nel rapporto.
E’ nella memoria infatti - ogni volta imputativa - che la Imago risulta alienata dal giudizio sull’altro, e con essa il desiderio, illusorio, immaginario.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio - 19 giugno 2026
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[1] Cit. da “Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io”, p.88-90 in ‘Jacques Lacan. Scritti – Vol.I’ a cura di Giacomo B. Contri/ ‘Biblioteca Einaudi’ Giulio Einaudi editore Spa (2002).
[2] ‘Inherit from a child. Why not ?’, Marina Bilotta Membretti/ NeP edizioni Srls (2024) – Chapter 3/ ‘A four-stroke start ? p.82