Federico da Montefeltro[1].
La giornata di un vincitore nel quadro di Piero Della Francesca.

In foto: vista mattutina del Palazzo Ducale di Urbino, dimora e sede di governo (1444 - 1482) di Federico II da Montefeltro.
‘La giornata di un vincitore’ è il titolo che attribuirei a questa opera di Piero della Francesca[2] che ammiravo qualche giorno fa alla Pinacoteca di Brera a Milano. Molti titoli in realtà si sono avvicendati : ‘Sacra conversazione’ [3] oppure ‘Madonna dell’ovo’ oppure ‘Madonna col Bambino e Santi’ ed oggi infine ‘Pala di Brera’, prospettando così un ordine completamento nuovo.
Ho sostato a lungo davanti a Federico da Montefeltro, uomo ‘brutto’ e probabilmente rozzo ma commovente nell’armatura in cui tenta di difendersi o semplicemente di non svelarsi - pur essendo un validissimo guerriero, ed avvezzo fin dall’infanzia a maltrattamenti che un figlio subisce perché nato al di fuori di un nobile matrimonio.
Tuttavia obbediente senza rassegnazione, Federico mantenne memoria di quel po’ d’amore pur ricevuto, così come dei soprusi che lo ferirono senz’altro. Ma l’educazione in monastero gli consentì – peraltro voluta dai famigliari per diffidenza e calcolo - di non rinunciare al suo proprio pensiero, che infatti coltivò attivamente ed in molte direzioni, inclusa la dedizione sincera a Battista Sforza, sua seconda e ri-amata moglie.
Guardandolo bene mi ha commosso il suo profilo, deturpato da un primitivo intervento al naso di chirurgia plastica che gli permise tuttavia l’uso della vista, compromessa gravemente da quell’incidente fra cavalieri : e mi hanno commosso le sue ginocchia piegate, rese più evidenti dalle ginocchiere, poggiate al suo fianco con scrupolo di realtà. Ma soprattutto mi è piaciuto il suo sguardo che non è avido sul Bambino dormiente, ed incontra una meta a cui anche la sposa, in piena autonomia, è rivolta : laddove infatti il bene è comune, luogo reale cioè, che qui viene orientato verso lo spettatore, è davvero l’aldilà di questa opera.
Federico - da vincitore quale lo si ricorda - riconosce qui il potere di chi non ha Potere, né si arma del suo potere per ridurre l’uomo in suo potere. Lei lo onorò con molti figli che lui, fino a quel matrimonio si procurava altrove, ma allontanandosene faticosamente. Una intimità che Piero della Francesca testimoniata con un particolare raffinatissimo, quella preziosa stoffa di gusto fiammingo, qui in oro ed in rosso, di cui Federico era intenditore, e che avvicina l’abito di lei al mantello di lui. Ecco un ‘coniugio’, mi sono detta ! Vincitore è il coniugio infatti.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio – 4 novembre 2015
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[1] Federico II da Montefeltro (1422 – 1482), conte e duca di Urbino, fu condottiero italiano, capitano di ventura e famosissimo signore rinascimentale. La ben nota biblioteca di Federico, unica a quell’epoca per vastità e prestigio, venne infine rilevata dal Papa Alessandro VII Chigi che la salvò dalla distruzione ed è tuttora parte della Biblioteca Apostolica Vaticana.
[2] Piero della Francesca (1416-1492), pittore e matematico italiano riuscì ad armonizzare, nella vita e nelle opere, i valori intellettuali e spirituali del suo tempo. Fu amico di Federico da Montefeltro.
[3] Databile intorno al 1472, questa tempera ed olio su tavola di Piero della Francesca ricevette in seguito alcuni completamenti da parte di Pedro Berruguete, altro pittore di corte.