…Maddai?
Antigone e la democrazia.
In foto: Ismene si rivolge alla sorella Antigone, all’inizio dell’opera: “Dove va il tuo pensiero ?”/ screenshot condiviso da https://www.youtube.com/watch?v=QkrbTNAtC7Q // ‘Antigone’ di Sofocle[1], regia di Robert Carsen[2] per la Stagione 2026 Teatro Greco di Siracusa/ Fondazione I.N.D.A.
Antigone fu la prima opera di Sofocle, ed ebbe subito un successo che tuttora supera opposte posizioni politiche: il vasto consenso che questo tragico personaggio ha sempre raccolto[3] ha dell’incredibile. Eppure Antigone mantiene la posizione dell’uomo vecchio – Antigone è colei che ‘ si oppone al generare’ – bassa faccenda dell’umanità che non riguarda gli dei e le loro immutabili leggi – ed infatti già la trovavamo abbarbicata al suo affetto per un passato non più collegabile alla realtà.
“Un desiderio mi vince… di vedere la casa sotterranea… di nostro padre, ahimè.”[4] Antigone confessa alla sorella Ismene il suo ‘desiderio’ dopo che il padre Edipo, secondo il proprio volere ed il favore degli dei, era scomparso al mondo senza lasciare traccia nei pressi di Colono, dove Antigone era giunta esule da Tebe, sorreggendo il cieco padre che da tempo si era proclamato ‘non responsabile’ dei delitti pur da lui commessi, giustificando il crimine con un non sapere’ che faceva e contro chi: erano stati gli dei a destinarlo, e lui aveva loro obbedito. Antigone se ne fa orpello affezionato e fedele, ma insensato.
“Dove va il tuo pensiero ?”[5] chiede Ismene alla sorella fin dalle prime battute di ‘Antigone’: Antigone le ha proposto di unirsi a lei per disobbedire alla recente legge del sovrano Creonte che impone di non onorare in alcun modo – pena la morte – il corpo di Polinice, figlio di Edipo e fratello di Antigone e di Ismene, ucciso in battaglia dal suo stesso fratello Eteocle mentre tentava di impossessarsi del trono di Tebe, da cui Edipo era stato scacciato ed occupato ora da Creonte, fratello della loro madre Giocasta. Ismene, ‘colei che sa, che ha mente’ interroga il pensiero di Antigone che scarta la realtà, innamorata di chi non c’è più: nemmeno il Coro, che fino alla fine resta a compiangere Antigone, sa fare meglio di Ismene.
Ed è il contrasto di Ismene che preferisce obbedire a Creonte, rappresentante del Governo e della Legge, ad amplificare la portata dell’ingenuo eroismo di Antigone, con una enfasi al tragico - ma possibile - distacco fra un affetto oscuro, l’innamoramento che si fa sovra umano, ed il diritto, che alla realtà riconosce la fonte della vita che gli dei disprezzano.
E’ questo contrasto il vero protagonista che si fa posto in scena, eppure inconoscibile, dimesso, perfino sornione che Sofocle sa maneggiare per incantare il pubblico. “Io sono fatta per condividere l’amore, non l’odio”[6], proclama Antigone al tiranno Creonte: un amore arrestatosi all’innamoramento che precede le tragedie. E qui il testo di Sofocle usa la contrapposizione di due verbi che nel greco antico non indicavano né amore né odio, ma un sentimento irrelato e fluido che sa trascinare l’ascoltatore.
Il detestabile, odioso Creonte comprende inequivocabilmente l’affezione di Antigone, ma ugualmente esprime la impossibilità ad accontentarne il volere, pena la credibilità di quel Governo e la sua stessa esistenza: “A chiunque la città abbia affidato il potere, a costui si deve obbedienza nelle cose piccole e grandi, giuste o non giuste… Non c’è male più grave dell’anarchia, che rovina le città, turba le famiglie, spezza i ranghi e provoca la fuga nel corso della battaglia.”[7]
È sicuramente una società dispotica quella in cui Ismene ed Antigone si muovono ma, e se fosse una democrazia?
Ecco, proprio la democrazia fa di ‘Antigone’ un test non indifferente sul consenso alla ribellione: consenso perfino sociale visto che ‘Antigone’ se ne è avvalsa nei secoli, e da parte di schieramenti opposti. Antigone piace agli dei, e gli dei disprezzano la realtà.
Ma ancora oggi l’impassibile, inquietante Sofocle ci chiede, e proprio attraverso Ismene, la sorella che sa e che resta a lato : perché scartare la realtà - e dunque il ‘reale’ – che proprio dalla realtà trae il principio del generare, principio di piacere ?
Altrimenti non c’è che Imago.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 28 giugno 2026
TutorSalus.net - Giornalismo freudiano
[1] Sofocle (Colono 496 a.C. – Atene 406 a.C.) fu uno dei tre drammaturghi più apprezzati della Grecia antica, insieme ad Eschilo e ad Euripide. Nella Tragedia introdusse il terzo attore ed incrementò la composizione del Coro che divenne con lui più spettacolare. Il suo protagonista è drammatico a tutto tondo, con una più accentuata umanità. Portò in Teatro anzitutto ‘Antigone’ (442 a.C.), ‘Edipo Re’ (425 a.C.), ‘Elettra’ (410 a.C.), ‘Edipo a Colono’ (401 a.C., rappresentata postuma). Fu amico di Pericle ed impegnato in politica, con vari importanti incarichi.
[2] Robert Carsen nasce a Toronto (Canada) nel 1954 e fin da bambino dimostrò una grande passione per il teatro: iniziò studiando recitazione, ma a vent’anni si trasferì in Inghilterra per proseguire gli studi nella regìa, ottenendo così il suo primo posto di lavoro come assistente alla regìa al Festival di Spoleto (Italia) e contemporaneamente anche alla Royal Opera House di Londra, ciò che gli permise di collaborare a lungo col prestigioso Glyndebourne Festival Opera; già impegnato come assistente alla regìa per la Canadian Opera Company, si distinse come scenografo nel 1987 con il National Ballet Canada presso il Grand Théâtre de Genève; fra le sue migliori realizzazioni ricordiamo: ‘L’anello del Nibelungo’ a Colonia, ‘Eugenio Onegin’ al Metropolitan Opera, ‘La Traviata’ al Teatro ‘La Fenice’ di Venezia, ‘Mefistofele’ alla San Francisco Opera, ‘Rusalka’ all’Opera Bastille di Parigi, ‘Il Cavaliere della Rosa’ al Festival di Salisburgo; in Germania ha diretto diverse opere di G. Puccini e di G. Verdi fino ad iniziare una collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano che prosegue tuttora; nel 2001 ha diretto il musical ‘Sunset Boulevard’; al Teatro Greco di Siracusa ha diretto ‘Edipo Re’ (2022) ed ‘Edipo a Colono’ (2025) di Sofocle. Ha ricevuto numerosi premi ed è stato insignito delle onorificenze dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia, 1996) e dell’Ordine del Canada (2006).
[3] ‘Jacques Lacan - Il seminario. Libro VII. L’etica della psicoanalisi. 1959 1960’, Piccola Biblioteca Einaudi (2008) A cura di Jacques Alain Miller, Antonio Di Ciaccia.
[4] Cit. da ‘Edipo a Colono’, Sofocle (401 a.C.) BUR Fabbri Editori in ‘Antigone, Edipo Re, Edipo a Colono’ (2000) Trad. e note di Franco Ferrari - pp. 399-401.
[5] Cit da ‘Antigone’, Sofocle (442 a.C.) BUR Fabbri Editori in ‘Antigone, Edipo Re, Edipo a Colono’ (2000) Trad. e note di Franco Ferrari - p. 63.
[6] Cit. da ‘Antigone’, Sofocle (442 a.C.) BUR Fabbri Editori in ‘Antigone, Edipo Re, Edipo a Colono’ (2000) Trad. e note di Franco Ferrari - p.97.
[7] Cit da ‘Antigone’, Sofocle (442 a.C.) BUR Fabbri Editori in ‘Antigone, Edipo Re, Edipo a Colono’ (2000) Trad. e note di Franco Ferrari – pp. 107-109.