Il dibattito pubblico, anche culturale, teatrale, cinematografico secondo l'ottica economica del giornalismo freudiano.
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Il dibattito pubblico, anche culturale, teatrale, cinematografico secondo l'ottica economica del giornalismo freudiano.
Fiore di ibisco. Rifer. illustraz.: 0_5529749_125008.jpg
Le Olimpiadi di Tokyo 2021, da poco concluse con un medagliere davvero soddisfacente per l’Italia, hanno segnalato anche buone pratiche da parte degli atleti che si sono rivelati sorprendenti per quella capacità di affrontare allenamenti impegnativi e pure praticati nelle note condizioni limitative che la necessità di ridurre il contagio pandemico da Covid19 ha richiesto alla nostra civiltà.
E’ solo uno dei casi in cui ‘emozioni’ e ‘resilienza’ - così ripetitive nei discorsi - non spiegano affatto l’umano moto.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 24 agosto 2021
Un abito ispirato al bozzetto leonardesco.

L’abito proposto, "Organo Portativo : per afferrare il suono" – la stilista Sara Pernatsch lo ha realizzato in collaborazione con Margherita De Candia per “Il Teatro della Moda”, Scuola di alta formazione sartoriale a Milano – è intitolato “Organo Portativo”, ispirandosi all’omonimo bozzetto leonardesco, rimasto incompiuto : il disegno è presente nel ‘Codice Madrid II’ (1491-1505), presso la ‘Biblioteca Nazionale di Spagna’. I trenta abiti della Mostra “Leonardo prigioniero del volo” www.leonardoprigionierodelvolo.com sono già offerti in vendita ‘ad asta pubblica’ : il ricavato sarà devoluto a V.I.D.A.S. per il primo hospice pediatrico in Lombardia.
La riproducibilità dei suoni in Natura, così come essi vengono afferrati dall’udito umano, ha ispirato le due autrici, Sara Pernatsch e Margherita De Candia che hanno interpretato e tradotto il bozzetto leonardesco ‘Organo Portativo’ con cui Leonardo Da Vinci cominciò a progettare una tastiera verticale a mantice, progenitrice circa 300 anni prima della fisarmonica che utilizza la pressione delle dita di entrambe le mani per modulare il suono, semplicemente immesso da chi suona nella espirazione. Il bozzetto di Leonardo è stato felicemente ripreso dal liutaio Mario Buonoconto[1] che con esso ha costruito una fisarmonica perfettamente funzionante.
“…Non è stato così scontato trovare una fonte di ispirazione che non rischiasse di farmi cadere nel banale o in una ‘brutta copia’ dell’originale. Dunque, mi sono chiesta, cosa mi avrebbe aiutato a sentirmi tanto vicina a Leonardo Da Vinci da poter comprenderne a tal punto le sue opere e crearne una a mia volta ? Dovevo trovare qualcosa in comune con un uomo vissuto 500 anni fa, che mi permettesse di dar libero sfogo alla mia fantasia rimanendo allo stesso tempo connessa con il suo studio. Concretamente non ho trovato nulla che ci accomunasse, se non semplicemente l’amore e la passione per i nostri rispettivi lavori. E’ proprio da qui che sono partita per sviluppare il mio progetto. Non possiamo essere più sicuri del fatto che tutto ciò a cui Leonardo lavorò fu frutto di grande amore e passione…
Ho voluto riprodurre l’immensità delle sensazioni che una melodia può regalare proprio attraverso l’imponenza che caratterizza questo abito. L’ispirazione è arrivata quasi da sola tra le pareti del mio appartamento ascoltando quella che è, alla fine di tutto, la vera fonte di ispirazione di tutto il progetto : la musica…”[2]
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 29 febbraio 2020
TutorSalus.net - Giornalismo freudiano
[1] Mario Buonoconto, Laboratorio ‘Antichistrumenti’, Majano (UD).
[2] Tratto dalla descrizione dell’abito ‘Organo Portativo’ presentato alla Mostra “Leonardo prigioniero del volo” www.leonardoprigionierodelvolo.com presso Palazzo Morando a Milano, fino al 5 gennaio scorso.
Una mostra speciale a Palazzo Morando, a Milano.

L’abito ideato e realizzato da Alice Gariboldi si ispira agli studi sul volo compiuti da Leonardo Da Vinci che oggi, soprattutto dai più giovani viene apprezzato per la varietà dei suoi interessi e per la capacità di realizzazioni tecniche che restano tuttora all’avanguardia. Ma l’intuizione del Progetto è di aver saputo cogliere anche l’angoscia di Leonardo per una perfezione dis-umana, che lui tuttavia si ostinò a perseguire in una sempre maggiore autonomia dai rapporti.
Curatrice della Mostra è la dottoressa Simona Gallo, funzionario di Area Giuridico Pedagogica del Ministero di Grazia e Giustizia presso ‘Milano Bollate, II Casa di Reclusione – Area III F1’, che ha saputo raccogliere e promuovere l’idea del Progetto nata fra alcuni giovani detenuti.
Può sorprendere la capacità di impresa ai nostri giorni, fiaccati da cronache miopi che rimbalzano colpendo le nostre pagine a velocità insostenibili.
Ed infatti restiamo sorpresi da questo Progetto che ha preso il volo in carcere, la II° Casa di Reclusione di Milano Bollate, dove alcuni giovani detenuti hanno intuito, proposto, progettato e realizzato - raccogliendo il consenso e la collaborazione di “Teatro della Moda”[2], il patrocinio del Comune di Milano, l’ospitalità di Palazzo Morando[3], la cospicua disponibilità dell’industria tessile Ratti Spa[4] e di alcuni stilisti già affermati - 30 abiti da sera ispirati alle principali e più note invenzioni di Leonardo Da Vinci che a Milano visse e lavorò negli anni più proficui della sua vita, e di cui la città ha ricordato nel 2019 il 500° anniversario dalla morte.
Col numero di oggi inizia una serie di brevi presentazioni degli abiti che sono stati in Mostra a Palazzo Morando dall’11 dicembre 2019 al 5 gennaio scorso, e per i quali è prevista una Vendita pubblica all’asta il cui ricavato andrà a favore di V.I.D.A.S.[5], per l’assistenza gratuita a bambini con malattie inguaribili : concluderà questa serie di post brevi un approfondimento, grazie alla disponibilità di chi, pur scontando una pena carceraria ha intuito, proposto e curato questo Progetto fino alla sua realizzazione.
Apre la mia rassegna proprio l’abito che è ispirato ai lunghissimi, approfonditi studi compiuti da Leonardo Da Vinci sulla tecnica del volo degli uccelli : egli infatti volle approfondire ciò di cui presto si convinse e cioè che il volo è un fenomeno meccanico dovuto ad un colpo d’ala nell’aria, nulla di misterioso e che quindi anche l’uomo avrebbe potuto volare, dotandosi di ali.
Autrice dell’abito è Alice Gariboldi, allieva de “Il Teatro della Moda” che così ha descritto la sua realizzazione per la Mostra.
“… Leonardo riserva allo studio dell’ala e alla sua funzione una ricerca ampia e particolareggiata, che evolve nel corso degli anni. Dopo varie ricerche, sembra orientarsi verso un tipo di ala “a sportelli”, di forma simile a quella del pipistrello, che si suddivide in tre zone per le quali prevede
l’impiego di materiali diversi… Una delle ultime macchine progettate dall’artista adotta un tipo di ala completamente diverso, con un’ossatura simile a quella di una mano…
Composto da tre pezzi ( l’abito che ho realizzato, ndr) vuole ricordare la carta su cui venivano scritti gli appunti e i materiali più utilizzati da Leonardo come il legno, il lino inamidato ed il
cotone.
I colori utilizzati sono quelli che ricordano la carta partendo dal giallo fino ad arrivare al bianco sporco, realizzati tramite tinture naturali come il the nero e la curcuma.
I pantaloni a vita alta terminano a metà polpaccio, presentano delle tasche sulle ginocchia e sui fianchi.
Il corpino ispirato a uno schizzo del quadro di Leonardo da Vinci che ritrae Isabella d’Este comprende una chiusura particolare composta da lacci in modo tale da riuscire a sostenere le ali sulle quali saranno riprodotti gli appunti sul volo.
Le ali composte da una struttura in legno, presentano la particolarità di potersi aprire e chiudere…”
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 1 febbraio 2020
TutorSalus.net - Giornalismo freudiano
[1] “Leonardo prigioniero del volo” è la Mostra collettiva di Moda appena conclusasi a Milano, a cui hanno partecipato stilisti, progettisti, modellisti e pittori per la realizzazione di trenta originali abiti da sera ispirati alle invenzioni di Leonardo Da Vinci.
[2] “Teatro della Moda – Italian Fashion Institute & Lab”, Scuola di alta formazione sartoriale con sede a Milano ha offerto fin da subito una generosa collaborazione al Progetto, anche con corsi specifici all’interno del carcere di Milano Bollate.
[3] “Raccolte storiche Palazzo Morando – Costume, moda, immagine”, è a Milano in Via Sant’Andrea n°6.
[4] Ratti Spa, prestigiosa industria tessile italiana con sede a Guanzate (CO), ha fornito le stoffe ed i materiali per tutti gli abiti manufatti dai giovani di Bollate.
[5] V.I.D.A.S.è un’Associazione con già 37 anni di attività, che opera a Milano, Monza e 112 Comuni nelle due Province e che offre assistenza gratuita e continuativa a malati inguaribili : il ricavato dell’Asta di vendita degli abiti da sera realizzati per la Mostra sarà devoluto a favore di ‘Casa Sollievo Bimbi’ di V.I.D.A.S., primo hospice pediatrico della Lombardia, aperto a maggio 2019.
La città segreta – Urbino ipogea [2]
In foto, screenshot condiviso da https://www.youtube.com/watch?v=hCPhob2Z-dI Michele Magnoni – G.S.U. Gruppo Speleologico Urbinate. Nel 1998 grazie al ritrovamento della ‘Relazione sulla conduttura della Fonte di S.Lucia di Urbino‘ (1841) fu possibile individuare il pozzo di accesso all’Acquedotto romano, con successivo ripristino della condotta (2002).
Forse pochi sanno che, fin dal I sec.d.C. il territorio di Urbino - patria di Raffaello Sanzio, di cui nel 2020 ricorre il 500° dalla morte – e lo stesso centro storico posto nella parte più alta del Colle furono dotati, grazie alla presenza di pozzi e sorgenti d’acqua sotterranea e piovana di un efficiente sistema di grosse cisterne per la raccolta di acqua e di condotte per la distribuzione ed alimentazione all’abitato : l’opera idraulica più importante di cui resta testimonianza è l’acquedotto di Santa Lucia con uno sviluppo di circa 277 metri.
L’importanza di questo antico sistema tornò utile durante la II Guerra mondiale, quando l’esercito tedesco distrusse la maggior parte degli acquedotti, e gli abitanti si ingegnarono a ripristinare i pozzi e le cisterne di epoca romana.
Persino il sottosuolo del centro storico e dello stesso Palazzo Ducale, formato da rocce permeabili che permettevano all’acqua di circolare, è tuttora attraversato da camminamenti iniziati con le fessurazioni prodotte dall’acqua sorgiva.
A questa caratteristica della città ipogea si è appoggiata una divertente commedia dialettale presentata lo scorso marzo al Teatro ‘Raffaello Sanzio‘ di Urbino : due cittadini di Urbino, ben attrezzati di mappe del sottosuolo, decidono di riaprire il percorso sotterraneo che già esisteva nell’antichità per raggiungere il Palazzo Ducale senza dover attraversare l’abitato.
Le mappe, dalla difficile interpretazione, non sarebbero nemmeno complete, secondo i due pover’uomini : mancano infatti indispensabili informazioni, che neppure l’Ufficio Tecnico del Comune è in grado di fornire… Mentre il bel progetto rischia di rimanere un enigma senza soluzione, la risposta arriverà dall’onirico nella veste di un antenato, il Conte che abitava la casa al tempo del Duca : dunque la sola geometria non sarebbe sufficiente ?
‘Da do s’passa?‘ - con punto interrogativo però - si rende finalmente un aiuto, capace di mettere al lavoro anche un bambino quando, impegnandosi a nascere con tutte le sue forze si allontana dallo spazio improvvisamente angusto del luogo finora accogliente che l’ospitava.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 24 dicembre 2019
TutorSalus.net - Giornalismo freudiano
[1] ‘Da do’passa’ (Trad: ‘Da dove si passa’) è una commedia in due atti di Paolo Cappelloni in dialetto urbinate, presentata lo scorso marzo al Teatro ‘Raffaello Sanzio’ di Urbino dalla ‘Compagnia dialettale urbinate’, per la regia di Amleto Santoriello.
[2] ‘La città segreta – Urbino ipogea’, di E.M. Sacchi-F. Venturini-M. Betti/ ‘Gruppo Speleologico Urbino’ / Monacchi Editore 2013