E’ semplice/5.
Come arrivare a condannare la rimozione ?

“Inizia così il pensiero, fra il primo momento neonatale ed i primi due anni di vita. Siamo ipodotati: felix lacuna fisiologica… Tempo due anni il bambino è passato al potere su cui si fonda tutto il legame sociale: in noi non è innata la ‘grammatica sociale’. La costruzione della frase è completo potere del bambino, grazie soprattutto alle sue funzioni neurologiche. Questo grado di potere rimane insuperato, avendo obbedito alla vocazione, non al comando.”[1]
“Perché mai pensi che io sia arrabbiato con te ?’ – mi interruppe a questo punto il padre – ti ho forse sgridato o picchiato ? Oh sì, mi hai picchiato, corresse Hans. Non è vero. E quando ? Stamattina, ammonì il piccolo ed il padre si ricordò che Hans con la testa lo aveva colpito a sorpresa nella pancia e lui di riflesso gli aveva dato una botta con la mano. Era interessante il fatto che lui non avesse messo in relazione questo dettaglio con la nevrosi… La fobìa proviene dunque da una sanzione trattenuta verso il padre.”[2]
“Freud fa venir voglia ad Hans di condannare la rimozione, inefficace perché mantiene l’angoscia, per elaborare invece una soluzione profittevole cioè con un surplus : difesa dall’aggressione al desiderio, senza angoscia. La difesa cioè produrrà soddisfazione, non solo la scomparsa della fobìa…”[3]
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 3 marzo 2025
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[1] Cit. dalla Prolusione di Giacomo B. Contri, 14 novembre 2015 al Simposio ‘Il potere. Chi può’ 2015 – 2016, organizzato da ‘Società Amici del pensiero – Sigmund Freud’, Milano.
[2] Cit. da ‘Il Piccolo Hans’, S. Freud (1908) ‘Un. Econ. Feltrinelli’, p.127.
[3] Cit. da ‘Ereditare da un bambino. Perché no ?’, Marina Bilotta Membretti (2014) p.41 / Grup. Editoriale L’Espresso SpA Isbn 978-88-91081-63-6.