Loading color scheme

Ottimi appunti di economia del pensiero dal lavoro analitico.

Audience?

La regìa di Robert Carsen[1] per il Teatro alla Scala di Milano.

Screenshot condiviso da https://www.youtube.com/watch?v=nDXQuow_yT4/ ‘Così fan tutte, ossia La Scuola degli Amanti’, di Wolfgang Amedeus Mozart (1790). Libretto di Lorenzo Da Ponte. Regìa 2025 di Robert Carsen per il Teatro alla Scala di Milano. Direttore Alexander Soddy[2]. Orchestra e Coro del Teatro alla Scala.

 

 

Certo stupirebbe che il talento, indiscutibile e raro, di Mozart[3] potesse impigliarsi nella nostalgia per quella frenesia impotente che fa ‘audience’. Ma la regìa di Robert Carsen ha saputo cogliere il doppio tono dietro cui Mozart nascondeva il suo pensiero profondo.

Mozart moriva troppo presto, nell’anno successivo alla prima di ‘Così fan tutte’, dove ingenuità e dubbio possono ingannare chi ne accetta il testo, e ferire forse fino alla morte. La musica però – quella stessa musica che Mozart sa bene quanto possa stordire, incantare, perfino esautorare - si muove anche su un altro piano, che è il pensiero stesso di Mozart – la sua combattuta ma non perdente psicologia - e l’ascoltatore non può non cogliere tale dialogante distanza, che rende cinica la Sapienza di don Alfonso e rende ottusa la Malizia di Despina.

L’inganno - che qui si fa protagonista – è sempre un ‘dramma giocoso’ che qui trova anche un palcoscenico tecnicamente ruotante, attorno a cui si agita il pubblico reso contemporaneo del reality show che entra a gamba tesa e fa man bassa dei social media, deviandone e corrompendone funzione e funzionalità: un pubblico avido e impaziente come ai tempi della ‘sala di caffè’ di fine ‘700, ma qui inclusivo di tecnici e maestranze che onestamente vi trovano occupazione e impiego.

L’inganno è anche un dramma feroce, di relazioni e di affetti reali che difficilmente potranno difendersi quando l’offesa colpisce[4], perché clamore ed emozioni sono un vortice frenetico, adulterato, indispensabile al lasciapassare di qualunque inganno.

C’è sì una tentazione di Mozart - che il librettista Da Ponte si impegnò ad esasperare senza però, ed è questo che ci interessa maggiormente, raccogliere l’assenso di Mozart - che alla moglie Constanze scriveva in quegli stessi giorni una accorata, potente lettera.[5]

E proprio nel riprendere la tentazione che Mozart sopportò - ma con una eleganza, rispetto, riconoscenza che fanno di Robert Carsen uno dei più validi difensori dell’ottimo compositore austriaco – il regista canadese che preferì l’Europa se ne offre persino alleato nel porgere a giudizio coloro che, per fama o per soldi, sono disposti a manipolare per gioco i propri affetti e le relazioni in una euforia di pura e atroce visibilità: ricorda, Carsen - e grazie alla sua multiforme esperienza - che pure le antiche Tragedie greche hanno tuttora molto su cui farsi ascoltare oggi.[6]

L’orchestra è davvero - pur seminascosta al pubblico presente, dal sottopalco o iposcenio dove lavora - quel rapporto di fedeltà estrema fra il direttore ed i musicisti[7] che fonda, ed anche qui mantiene, il pensiero profondo di Mozart, fino al delinearsi di un giudizio che riconosce l’ingenuità - altrui e dunque propria – come porta d’ingresso all’inganno, sempre foriero di dolore e di lutto: giudizio inimmaginabile ma possibile a chi, come forse Mozart stesso, aveva già errato, e non potrebbe adesso onestamente farsi cinico, né moralista. A chi allora andranno gli applausi ?

Occorrono un maître ed una maîtresse per comporre l’inganno che defrauda e deruba, con l’indispensabile supporto di sempre pronti collaborazionisti. Ma quanto costa il dolore che l’inganno sempre prepara ?

Perché qui Mozart solo con la musica ci comunica che il dolore consuma e si consuma, come Finanze senza Economia, e come un totem che non ammette il lavoro ed anzi lo disprezza: si cade in fallo, ci suggerisce Mozart, con una chiarezza ed una umiltà da far tremare.

Carsen - ed è il suo impareggiabile talento in questa regìa - affida allora al pubblico reale, presente in Teatro, quel ‘destino’ - che forse è più un ‘dovere’[8] - di applaudire infine l’inganno riuscito  premiando così, una volta di più ed in piena ‘coscienza’, la inaffidabilità dichiarata e la manipolazione agìta. Una cascata di luccicanti monete scende su ingannati ed ingannatori come pioggia leggera e  senza peso, perfino gradevole: ma che lo spegnersi delle luci rende fatiscente, effimera.

La musica, lo sappiamo, arriva così direttamente al pensiero che può abbassarne le difese.

Mozart però affida alla ‘sua’ musica anche il potere inequivocabile di un ‘accadere psichico’ - Psychisches Geschehen [9] - che è sempre inaspettato ed altrettanto reale: ma non cerca audience.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 8 gennaio 2026

TutorSalus.net - Giornalismo freudiano

 

 

 

[1] Robert Carsen nasce a Toronto (Canada) nel 1954 e fin da bambino dimostrò una grande passione per il teatro: iniziò studiando recitazione, ma a vent’anni si trasferì in Inghilterra per proseguire gli studi nella regìa, ottenendo così il suo primo posto di lavoro come assistente alla regìa al Festival di Spoleto (Italia) e contemporaneamente anche alla Royal Opera House di Londra, ciò che gli permise di collaborare a lungo col prestigioso Glyndebourne Festival Opera; già impegnato come assistente alla regìa per la Canadian Opera Company, si distinse come scenografo nel 1987 con il National Ballet Canada presso il Grand Théâtre de Genève; fra le sue migliori realizzazioni ricordiamo: ‘L’anello del Nibelungo’ a Colonia, ‘Eugenio Onegin’ al Metropolitan Opera, ‘La Traviata’ al Teatro ‘La Fenice’ di Venezia, ‘Mefistofele’ alla San Francisco Opera, ‘Rusalka’ all’Opera Bastille di Parigi, ‘Il Cavaliere della Rosa’ al Festival di Salisburgo; in Germania ha diretto diverse opere di G. Puccini e di G. Verdi fino ad iniziare una collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano che prosegue tuttora; nel 2001 ha diretto il musical ‘Sunset Boulevard’; al Teatro Greco di Siracusa ha diretto ‘Edipo Re’ (2022) ed ‘Edipo a Colono’ (2025) di Sofocle. Ha ricevuto numerosi premi ed è stato insignito delle onorificenze dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia, 1996) e dell’Ordine del Canada (2006).

[2] Alexander Soddy (1982, Oxford) : formatosi alla ‘Royal Academy of Music’ di Londra, è ora direttore del ‘Nationaltheater Mannheim’ fin dalla stagione 2016-2017. Ha debuttato nella stagione 2008-2009 con ‘Il flauto magico’ di Mozart per l’Opera di Stato di Amburgo, di cui poi negli anni 2010-2012 è stato anche ‘Kapellmeister’. 

[3] Wolfgang Amedeus Mozart (1756 – 1791) è forse il maggiore compositore al mondo di musica – e musicista e direttore d’orchestra egli stesso - con una produzione ricchissima, originale e raffinata, di eccezionale valore. Mozart crebbe nella coltivazione assidua della musica, ma dimostrando assai precocemente un talento ed una memoria musicale non comuni. Viaggiò moltissimo in Europa e fin da bambino con la famiglia, alla ricerca di sempre nuove committenze, senz’altro vitali per un musicista a quell’epoca ma che rallentarono la carriera professionale del padre, già assistente del direttore musicale presso la corte del Principe Arcivescovo di Salisburgo. Nel 1762, a meno di sei anni, il bambino Mozart suonò in un concerto ufficiale a Monaco per il principe bavarese e la sua corte; nel 1763 viaggiò poi per più di tre anni; nel 1767 per un anno e mezzo; fu in Italia per tre volte fra il 1769 ed il 1773, fermandosi a Milano prima nel 1770 – quando alloggiò nella canonica della chiesa di San Marco - poi nel 1771, ed infine nel 1772. Fra il 1777 ed il 1779 viaggiò con la madre la quale morì a Parigi nel 1778, anche a seguito della mancanza di cure adeguate: poiché persino all’estero Mozart otteneva compensi miseri dalle committenze, nonostante l’altissimo livello ed il successo indiscutibile delle sue opere. Nel 1781 a seguito di un formale disaccordo col Principe Arcivescovo di Salisburgo per il quale Wolfgang aveva lavorato a corte come ‘primo violino’ e dopo il viaggio a Parigi come ‘organista’ - ma mai come ‘compositore’ - Mozart presentò le sue dimissioni che furono accolte con aperta ostilità. Da quel momento egli visse a Vienna, dove nel 1781 sposò Constanze dalla quale ebbe solo due figli che sopravvissero fino ad età adulta, e dove fino al 1786 trovò una discreta fortuna economica, grazie alle committenze di concerti per pianoforte ed orchestra, mentre pure continuava a produrre opere liriche. Con la presentazione nel 1786 al pubblico de ‘Le nozze di Figaro’, primo dei ‘drammi giocosi’ che contenevano però una chiara critica sociale, Mozart raggelò una parte della sua committenza che gli preferì compositori più comuni e ossequiosi: e nonostante che l’opera riscuotesse all’estero un vasto successo, anche portando a compimento la definitiva evoluzione dell’opera cosiddetta ‘buffa’, forma teatrale che con Mozart assunse una importanza insuperabile in quanto poteva unire contemporaneamente efficacia drammatica, introspezione psicologica ed integrazione fra testo e musica. Nel 1787 a Praga si tenne con successo la prima de ‘Il dissoluto punito, ovvero Il Don Giovanni’ : ma Vienna non tributò gli stessi onori a Mozart, e nel 1789 egli partì per un lungo viaggio in Germania, di nuovo alla ricerca di committenze. Nel 1790 egli presentò a Vienna il dramma giocoso ‘Così fan tutte, ossia La Scuola degli Amanti’ e l’opera venne replicata con successo nove volte in quell’anno: ma allo stesso tempo declinò la generosa offerta da parte di un impresario britannico per un interessante incarico di compositore che finalmente gli veniva offerto. Nel 1791 presentò con successo ‘Il flauto magico’ che venne poi replicato centinaia di volte negli anni a venire, mentre Mozart indugiava nel dedicarsi a quel  ‘Requiem’ che aveva appena iniziato e che rimase infatti incompiuto alla sua morte, avvenuta nel dicembre di quello stesso anno.

[4] “Soave sia il vento, tranquilla sia l’onda…”/ Atto I, scena sesta; “Umiliato, schernito… dal perfido cor”/ Atto II, scena nona.

[5] Cfr la lettera di Mozart alla moglie Constanze (agosto 1789) citata da H.C. Robbins Landon in ‘Mozart. Gli anni d’oro 1781 – 1791’, Garzanti 1989.

[6] Cfr da https://www.youtube.com/watch?v=nDXQuow_yT4

[7] Cfr https://www.youtube.com/watch?v=lfA_QWdedio

[8] “ove il destino, no: il dovere v’invita”/ Atto I, scena quinta.

[9] Cit. in ‘Inherit from a child. Why not ?’ Chapt.3, pg.77/ La 'suggestionabilità' - che Freud affrontò in 'Psicologia delle masse e analisi dell'Io' (1921) - pone un netto bivio rispetto all'accadere psichico ('L'Io e l'Es', S. Freud - 1922 in OSF Bollati Boringhieri Vol. IX pp. 482-490.

E’ semplice/ 8.

Un dolore che la coscienza supporta: la balbuzie.

 

 

 

“La balbuzie è un sintomo nevrotico e quindi difensivo, una buona difesa: il bambino non vuole dire menzogna e si arresta, omette di dire ciò che non voleva dire.”[1]

 

 

La balbuzie è dolore – eufemisticamente è una disabilità – ed a cominciare da bambini: la coscienza supporta questo dolore.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 3 dicembre 2025

TutorSalus.net - Giornalismo freudiano

 

 

[1] Cit. dalla Prolusione di Giacomo B. Contri - 13 ottobre 2018 al Simposio ‘Quid amor ?’ organizzato da ‘Società Amici del Pensiero – Sigmund Freud’, Milano.

E’ semplice/ 7.

Resistenza e dovere.

 

“Un lapsus, più semplicemente, offre il pensiero come legislatore: ‘Dovevo pronunciare il nome di una persona, ed ho pronunciato il nome di un’altra!’… Aveva rimosso il suo medesimo pensiero, e questo riemerge nel lapsus: che potenza ha l’inconscio! …Ma si può rinnegare il lapsus, che è ‘primo’ in quanto precede la mia intenzione: la tentazione è quella di rendersi indipendente dal proprio pensiero… anzi annullarlo.”[1]

“Resistendo alla propria competenza individuale, capacità giuridica di modificare la realtà rispettando il principio di piacere, nessuna difesa che sia efficace è possibile.”[2]

 

 

Non si tratta di uno sbaglio: nel lapsus il pensiero ha capito bene illuminando con profitto la coscienza che, compiuto il suo dovere, non saprebbe cosa altro fare. 

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 3 agosto 2025

TutorSalus.net - Giornalismo freudiano

 

 

[1] Cit. dalla Prolusione di Giacomo B. Contri 7 ottobre 2017 - Simposio ‘La prima costituzione’, organizzato da ‘Società Amici del Pensiero Sigmund Freud’, Milano.

[2] Cit. da p. 14 ‘Ereditare da un bambino. Perché no ?’, Marina Bilotta Membretti (2014) Grup. Editoriale L’Espresso Isbn 978-88-91081-636. Vedi anche 'Precisazioni sui due principi dell'accadere psichico', S. Freud (1911) OSF Bollati Boringhieri, Vol. 6.

…ma non è la stessa cosa.

EU AI Act e altro.

 

 

“Secondo l’EU AI Act, un ‘sistema di Intelligenza Artificiale’ è definito come un sistema basato sulla macchina, progettato per operare con livelli variabili di autonomia[1]. Dopo l’implementazione, per obiettivi espliciti ed impliciti, può manifestare adattabilità[2] e dedurre dall’input che riceve, per generare risultati in termini di previsioni, contenuto, raccomandazioni, decisioni, che possono influenzare ambienti fisici o virtuali.”[3]

Già alla fine degli anni ’40 il fotografo francese Robert Doisneau descriveva un fenomeno che volle chiamare ‘inconscio ottico’, termine poi scivolato via via, e che lo sollecitava moltissimo. Egli si accorse che ciò che il fotografo era sicuro di aver colto non coincideva esattamente con quello che l’obiettivo aveva invece fotografato, e che il risultato poteva essere persino diverso dalla intenzione del fotografo, la cui visione soggettiva e reale al tempo stesso permette però di arrivare a produrre la fotografia.

Le macchine non hanno inconscio, ma possono generare contenuti anche indipendenti dalla loro progettazione: verosimilmente per la prima volta nell’ambito di una legislazione il recente ‘EU AI Act’[4]  intende “stabilire uno standard globale per la regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale” in quanto fattrice di risultati ‘non neutrali’ - non ininfluenti cioè - sui cittadini e sulla società.

Tuttavia è proprio l’inconscio l’unico in grado di cogliere la qualità di un algoritmo: attività di cui la coscienza non è dotata.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 7 luglio 2025

TutorSalus.net - Giornalismo freudiano

Illustrazione originale di Gianni Russomando.[5]

 

 

[1] Cioè, ‘opera con un certo grado di indipendenza dal diretto controllo umano.’

[2] Infatti ‘può evolvere, od apprendere una post-implementazione (auto-apprendimento, aggiornamenti del modello).’

[3] https://www.modulos.ai/eu-ai-act

[4] Entrato in vigore il 2 agosto 2024, l’EU AI Act – che integra l’attuale regolamentazione GDPR General Data Protection Regulation - verrà applicato gradualmente entro il 2026 nell’ambito dei contenuti ad alto rischio, e rivolgendosi specificamente ai providers di Intelligenza Artificiale generativa di contenuti.

[5] Gianni Russomando, note di biografia : “Sono nato a Vercelli nel 1956, diplomato presso l’Istituto di Belle Arti di Vercelli, mi definisco un semplice ‘amanuense’, lontano mille miglia da mostre, concorsi, esposizioni.” 

Cookies user preferences
We use cookies to ensure you to get the best experience on our website. If you decline the use of cookies, this website may not function as expected.
Accept all
Decline all
Analytics
Tools used to analyze the data to measure the effectiveness of a website and to understand how it works.
Google Analytics
Accept
Decline
Unknown
Unknown
Accept
Decline
Save